January 16, 2012

La porta che dà sulla strada



Le Case Perdute

Dietro il sipario di bruno velluto
cerco la strada che conduce al Paese del Sonno.
Scaccio da me a fatica gli insetti fastidiosi del giorno:
ronzii molesti di preoccupazioni e ansie,
strida acute di apprensioni e affanni.

Cerco il silenzio.
E ritrovo i miei luoghi perduti.

Case fra le cui mura ho tessuto lunghi giorni e lunghe ore,
dove si cullano i miei ricordi bambini,
dove ho vissuto estati adolescenti.
Case che il Tempo ha cancellato
o trasformato
o mi ha precluso per sempre.
Io ne conservo la chiave
in nascondigli d’ombra.
La maniglia mi invita...

...percorro interminabili corridoi,
scendo e salgo scale infinite.
Nel labirinto delle Case Perdute
entro in stanze colme di ricordi:
ne scelgo qualcuno e lo accarezzo per un po’...
Con tranquillità.
Non c’è fretta.

Io cerco la strada che porta
là dove le età della vita si confondono,
dove volare è facile e scrivere è impossibile.

Io cerco il Paese Oltre la Soglia,
dove i colori sono più vividi
e la realtà è fatta di una sostanza diversa,
dove il presente è presente, la logica è paradosso, la verità è intuizione.
Là abitano emozioni inaspettate, avventure eccitanti e passioni sfrenate.
Là, a volte, si annida la Paura...

Apro e chiudo porte.
Ritrovo oggetti, mobili, suppellettili.
Nessun’altra presenza umana: solo io,
non simulacro evanescente,
ma più che mai viva e percettiva e consapevole!
Tutt’intorno il silenzio.
E il profumo del Tempo.

In tutte le mie Case Perdute
c’è la buia Soglia del Sonno,
che ogni notte varco con passo leggero...
...ma io non so dov’è...
Lì, dove tutto sprofonda, cresce folto il pallido loto dell’oblio.
Di lì si ritorna sempre a mani vuote,
le dita macchiate di polvere colorata
come chi ha trattenuto per un istante l’ala di una farfalla.

Quando allungherò la mano
per scostare il misterioso tendaggio variegato
che nessun occhio sveglio ha mai veduto,
quando le mie dita si tenderanno a toccare
quell’impalpabile tessuto di sogni
...sarò già Altrove...

January 15, 2012

Due



Interno (Inverno)

Altre estati hanno disegnato rettangoli di sole
sulla fragile fugacità degli intonaci scoloriti.
Pulviscolo di perdute intimità.

In altri inverni il calore del fuoco ha riscaldato l’ombra
e ha cullato segreti.
Soffice silenzio di intimità lontane.

January 14, 2012

Il principe



Che cosa vede la Tigre,
uscita dalla sua paradossale giungla argentina
dove ambigui sentieri di porcellana continuamente si biforcano?
Contro chi spalanca le sue fragili fauci
per ruggire il silenzio?

Qual è l’immagine che si rispecchia nelle pupille sbarrate
degli Schiaccianoci dai lunghi baffi,
sfuggiti or ora alla dolce melodia di una fiaba invernale
per approdare in un mondo sconosciuto?

Sette paia di occhi fissi su Qualcosa
...che dev’essere tutt’altro che rassicurante!
Qualcosa di inquietante
e forse addirittura spaventoso!

Creatura, essere, sostanza,
fenomeno o apparenza,
fantasma, ombra, sogno
sta lì,
immobile malia,
davanti a quegli sguardi
che han dentro turbamento e sorpresa,
smarrimento e forse paura.

Quale casuale combinazione materica
reale o fittizia
si trova a riempire con la sua estranea incongruità
quella particolare porzione di spazio-tempo
in cui tutti gli sguardi convergono?

...Qualcosa c’è,
emana la propria esistenza
proprio lì...

QUI! In questo istante...

January 13, 2012

In her own sweet world



Waltz for Debby

A lungo se ne stava fermo, sulla soglia, a contemplarla.

Nel silenzio vibrante di una musica che solo lei udiva, spirali luminose di capelli scompigliavano miriadi di pagliuzze d’oro, prigioniere in un raggio di sole.
Il vestitino, allargato e teso nella danza, vorticava come una trottola: colori confusi, colori brillanti... clown e pupazzi, immobili occhi di bambole, rapiti e fissi in quel dolce mondo di fiaba, dove la bella fanciulla e il suo principe ballano e ballano per sempre...

Dal mio posto, fra un carillon a forma di cuore e il più strano degli scacciaspiriti, fatto con le stringhe delle scarpe, potevo vederlo.

A lungo se ne stava a guardare la sua bambina, fermo, più fermo dei peluche allineati in bell’ordine, più fermo delle bambole, immobilizzate nei loro atteggiamenti stereotipati.
Prigioniero di una fragile magia, tratteneva il respiro... sulla sottilissima pelle di sapone della bolla, vorticoso e colorato, gira e gira un universo effimero: nuvole e alberi, cielo e terra... fra un attimo si dissolverà in uno spruzzo di minuscole gocce...
Quasi non batteva palpebra, il filo impalpabile ma tenace dello sguardo a trattenere l’incantesimo.
Ritrovava ad un tratto, mai dimenticato, il sapore inconfondibile della propria infanzia, zucchero e panna, subito variegato dal dolceamaro di una vaga malinconia.
I suoi ricordi di bambino, non poi così lontani, brillavano vividi e luminosi, come frammenti di uno specchio rotto.
...il passato...

E poi, improvviso, un fuoco d’artificio chiaro e luminoso, il frizzo indistinto della speranza: sua figlia diventerà grande, vivrà la sua vita, realizzerà i suoi sogni...
...il futuro... non poi così lontano!

Il Tempo!
Quante cose mi ha portato via!
Il mio bel color porpora, che risaltava vivace fra le Barbie in bluejeans e i pagliacci ridenti.
La mia piccola principessa e il suo mondo di giochi e fiabe inventate... scambiato con una solida e responsabile vita di adulta!

Fuori piove.
E io non sono che un vecchio, stupido orso polveroso...

January 12, 2012

Qualcuno volò



È solo un muro...
ma per farlo c’è voluto tutto il mondo!

Le Montagne hanno dato le pietre e le rocce.

Su spiagge scomparse,
antichi Mari hanno depositato sabbie,
che il Tempo ha trasformato in arenaria.

Il Fiume ha levigato sassi e ciottoli,
con le sue lunghe carezze d’acqua.

Il ferro lo ha dato il cuore della Terra,
estraendolo dalle sue misteriose e bollenti viscere.

Il Bosco ha regalato il legno,
che ancora sussurra storie alate e furtive...

I mattoni e la calce son frutto di sudore e fatica:
li ha fatti l’Uomo, con le sue mani.

Ultimo viene il Picchio...

January 10, 2012

La quercia


ABAIF

Questa è una fiaba speciale,
perché comincia dalla fine.

Nessuna forza al mondo
potrà mai staccare dalla casa
l’ombra di quell'abbraccio!

Avevano vissuto insieme tanto a lungo
che ricordavano gli stessi ricordi...
ricordi dorati
di grano maturo e capelli scompigliati al vento,
ricordi colorati
di vestiti estivi e farfalle,
candidi
di fitte nevicate e lenzuola stese ad asciugare,
palpitanti ricordi
di morbide piume e cuori innamorati,
leggeri
di ragnatele e raggi di luna,
e pesanti
di fatiche e dolori.

Sotto la terra bruna
le radici dell’una si allungavano
a toccare le fondamenta dell’altra
...e le facevano il solletico!
Rideva la casa
con tutte le sue finestre spalancate al sole
e rideva la quercia
col gaio cinguettio dei suoi nidi.

Ed ecco l’inizio.

C’era una volta,
e adesso non c’è più,
una grande quercia secolare,
con potenti rami frondosi
e una ruvida corteccia di pachiderma buono.
Ma tutto questo non bastò a salvarla.
Un giorno crudeli denti d’acciaio penetrarono nel tronco immenso...

C’era una volta,
e c’è ancora,
una casa di campagna,
fatta di solidi mattoni,
con spessi scuri di legno
e un robusto chiavistello alla porta.
Ma questo non bastò a tener fuori tristezza e solitudine.
Un giorno le finestre furono sprangate per sempre
e la porta fu murata.
Dentro non rimasero che silenzio e polvere.

January 09, 2012

Una cicatrice



Il muro

Il mattone è fatto di acqua e di terra;
il fuoco indurisce l’impasto
e lo rende resistente.

Il muro è fatto di mattoni,
disposti uno sull’altro
in modo che le connessure si alternino,
e fissati con la calce:
così risulta solido e compatto
e può contrastare il vento e la pioggia,
la tormenta e la tempesta.

La casa è fatta di muri;
quattro muri formano una stanza.
Dentro le stanze ci sono
mobili, suppellettili e vite.

Dentro le vite ci sono
ricordi e speranze,
amori e lutti,
sogni notturni e sogni ad occhi aperti,
e le storie ripetute
che intrecciano le generazioni come i punti di un lavoro a maglia,
e affetti e rancori,
ricette di cucina e filastrocche,
il lessico familiare,
il gatto e il canarino,
tivogliobene e lasciamiinpace
...e tutto questo è molto fragile!