February 14, 2012

Trespass


Oltrepassando confini proibiti,
folletto verde dal volo ondeggiante,
seguirò la lunga risata sussultante
che assomiglia al pianto.

February 13, 2012

Out to Lunch!


Questa non è una casa...

È il sogno del grande abete
che le è cresciuto accanto
e attraverso le radici
ne ha assorbito dalle fondamenta
i lunghi ricordi.

Il grande abete è il sogno di una stella
che tutte le notti passa di qui
e invidia l'albero:
vorrebbe anche lei mettere radici,
in questo immenso Spazio
che si espande all’infinito...

La stella, a sua volta, è il sogno di un astronomo:
tanto a lungo l’ha osservata
nella lente del suo telescopio
che la stella gli è entrata nella mente...

D’altra parte l’astronomo è il sogno di un bimbo
a cui è stata rivolta la fatidica domanda:
cosa vuoi fare da grande?

E il bimbo è il sogno di una bambola
che vorrebbe sorridere
e piangere
e sapere cosa si prova quando si ama col cuore...

E la casa, l’abete, la stella,
l’astronomo, il bimbo, la bambola,
il riso, il pianto e l’amore
sono il sogno di uno specchio,
che è assolutamente solo
e, per farsi compagnia,
si è inventato un universo
e lo contempla
convinto di vedere se stesso.

February 12, 2012

La piccionaia


Nel muro si apre un rettangolo,
nero di buio per te che guardi da fuori,
chiaro di luce per me che sono dentro.

È un invito irresistibile.
Di lì spiccherò il volo
sulle mie ali forti
color d’argento e di peltro.
La luce farà risplendere
sul mio collo teso
vividi riflessi cangianti
di smeraldo e di ametista.

Sentirò il fruscio assordante
dell’aria che mi sostiene:
il mio corpo piumato
si muove sicuro
nel trasparente fluido atmosferico.
Lassù una distesa di tetti rossi,
laggiù nuvole bianche e cielo blu.

E quando all’imbrunire
reclinerò il capo sotto l’ala
troverò nel buio primordiale del sonno
freddi ricordi di scaglie
e striscianti sogni rettiliani.

February 11, 2012

Via dell’Apicultore


Per tre lunghi mesi
abbiamo fotografato l’inverno.
Abbiamo respirato aria
che sapeva di freddo e di nebbia
e maneggiato obiettivi con dita intirizzite.
Abbiamo camminato
ascoltando lo scricchiolio del ghiaccio
e il tonfo sordo della neve
che si compatta sotto le suole.
Abbiamo tracciato un percorso
fra i bar lungo le strade,
le trattorie vecchio-stile sopravvissute nella vasta pianura,
i forni di paese.
Un caffè caldo,
un bicchiere di vino,
una focaccia fragrante
...e via di nuovo,
armati di cavalletto e appesantiti dagli zaini,
per i sentieri nascosti di una geografia perduta,
ricamata di gelida brina.

Adesso, però, sotto la crosta di neve ghiacciata
scorre un fremito impercettibile,
un brivido, un formicolio...
La terra dorme il sonno leggero
che precede l’alba
e si agita inquieta
sotto la pesante coperta invernale.
Sogna
e il suo sogno è oro di sole fra le ciglia.
Sospira
e il suo sospiro è sfarfallio di petali.
Tremano le sue delicate palpebre
gonfie di rosee gemme.
Sbadiglia
nella voce innamorata degli uccelli
e si stiracchia languida
nei loro rapidi voli
che già profumano d’amore.

February 10, 2012

La freccia





I

La vasta pianura scintillante di neve
è come un grande foglio bianco:
la mano di un bimbo ha disegnato la casa
e l’ha colorata con i pastelli,
rosa carico e celeste cielo.

La porta oppone un po’ di resistenza.
Ecco, si è aperta!
Doveva essere bello abitare qui!
Tracce di azzurro alle pareti
fanno pensare a una stanza allegra.
Le sbarre della finestra creano un bel motivo di riquadri
che il sole riproduce obliquo sul pavimento.
C’è un bel camino:
s’immaginano lingue arancioni
e faville splendenti come lucciole
che s’involano su per la cappa,
e gli schiocchi del legno che brucia.
C’è calore
e nell’aria aleggia qualcosa che somiglia a un sorriso...

II

Il rovo e l’ortica avvolgono i muri
nel loro ruvido abbraccio pungente.
La porta cigola ...ecco ...si è aperta...
Nel buio si intravedono sagome scure:
mobili, oggetti, suppellettili
stretti gli uni agli altri
gelosi del segreto di un’intimità perduta.
Non mi vogliono, sono ostili,
come il soffio gelido che mi respinge.
Il silenzio è denso di voci che tacciono da lungo tempo.
Non oso oltrepassare la soglia.

February 09, 2012

Codirosso spazzacamino (Phoenicurus ochruros)



Disegnato col carbone e l’ocra rossa,
impreziosito dalla porpora fenicia
che rende il suo nome degno di un principe,
evoca il buio e il calore,
la nube temporalesca e la luce vivida del lampo.

Color di cenere, color di brace,
fumo e fiamme arancioni,
fuliggine e incandescenza di faville,
è un piccolo scrigno piumato
dove pulsa e respira la vita.

Esiste
appoggiato a una tegola ricurva,
per un attimo che fugge e si dilegua nell’aria di ghiaccio.

February 08, 2012

Home on the Range



Nostos

Nel silenzio intatto dell’ora del gallo,
ho sellato il mio cavallo pallido come l’alba.
Per molti giorni ha galoppato verso il mattino.
Insieme al vento
il suo nitrito ha percorso la steppa infinita...
ed ecco il Grande Muro possente,
la Città di Giada,
e il Mare delle Perle...
È tempo di tornare!

Luminoso come oro è il mantello del mio destriero.
A briglia sciolta ha percorso terre infuocate,
fin dove le dune vagano erranti
e l’aria trema di miraggi.
Ha bevuto la frescura dell’oasi
e là, sotto le palme frastagliate,
una parola sola ho sussurrato al suo orecchio vibrante: torniamo...

La sua criniera fluttua e getta bagliori di rame
rossi come il tramonto.
Per monti e per valli abbiam viaggiato
finché il Grande Oceano con le sue lunghe onde azzurre
ci ha fermati.
Le froge han respirato odore di salsedine,
gli zoccoli scalpitanti
hanno impresso sul bagnasciuga un arco
che la spuma del mare ha cancellato.
A casa!...

La mia cavalcatura è nera
come il cielo di mezzanotte,
in fronte brilla una candida stella.
Proprio là voglio andare,
dove allo Zenit risplende la Stella Polare!
Spettri di ghiaccio,
bianchi fantasmi di neve,
aurore boreali: nulla ci fermerà!
...ma il mio cavallo è stanco
e vuol tornare...