January 08, 2012

Dentro



Via Strazzetto n. 16

Queste parole sono state scritte
su una busta, che qualcuno ha ricevuto.

Sono state tracciate con fatica
da piccole dita incerte, macchiate di inchiostro,
che si sono inceppate sulle zeta...

Sono state vergate col batticuore su un bigliettino,
ripiegato in fretta insieme a un bacio furtivo
e lasciato con trepidazione
nella mano impaziente di un ragazzo conosciuto per caso
...che un giorno o l’altro, chissà...

Sono state stampate
su un certificato di matrimonio,
dimenticato in un cassetto polveroso
insieme a una rosa bianca, fragile e sfogliata.

Sono state scrutate nella fitta nebbia padana
dagli occhi di qualcuno che ha percorso la lunga strada di campagna,
sapendo di essere atteso per un’allegra serata conviviale.

Sono sempre pronunciate con un sorriso sulle labbra
...e una stretta di nostalgia al cuore
da qualcuno che racconta di essere nato lì.

January 07, 2012

Polvere


Le case abbandonate si lasciano morire a poco a poco...

Gli intonaci si sgretolano.

Le case abbandonate sentono di non essere più amate.

Un tempo mani premurose
le accudivano con cure assidue.

Le case abbandonate piangono lacrime di umidità,
chiazze scure e viscide macchiano le pareti scrostate.

Un tempo occhi familiari ne ammiravano la quotidiana bellezza.

I mattoni si sbriciolano.

Un tempo il cuore della casa si scaldava
alle voci dei bimbi e ai racconti dei vecchi.

Un tempo il profumo del cibo
si mescolava a canzoni e risate.

Le case abbandonate scivolano nel silenzio
e muoiono.

January 06, 2012

Elapsed Time



Il Tempo è una sfera verdazzurra
che gira su se stessa
e in se stessa si rispecchia.

È il ticchettio incessante degli ingranaggi,
il battito del cuore,
il ritmo del respiro.

È la musica delle Stelle
che, instancabili, percorrono le loro orbite luminose.

È la risacca dell’onda
che spumeggia sulla spiaggia.

È bolla di sapone
che cattura il mondo nel suo vortice iridescente
...e all’improvviso si frange in inutile spruzzo...

È la vita della sequoia, più breve di un millennio.
È la vita dell’effimera, più lunga di un’ora.

È l’acqua del fiume, che scorre
e non risale mai alla sorgente.

È perso, come un sasso nel mare.

Vola, come rapida rondine,
ma ha artigli di rapace
e divora anche le pietre.
Cammina a passi felpati
come un gatto nel buio.

È la polvere che si alza ai tuoi passi
lungo il cammino della vita.

È l’attimo che fugge, è l’attimo che opprime:
più lieve di una piuma, più pesante del piombo.

È il passato che dorme nel buio,
è la trama inconsistente del futuro,
è l’inafferrabile presente.

È ricordo, rimorso, rimpianto,
memoria, nostalgia e malinconia.
È occupazione, preoccupazione, ansia,
è noia, abitudine, rito.
È fantasia, è attesa.
È consolazione e vendetta.
È crescita, trasformazione, cambiamento,
movimento e metamorfosi.
È evoluzione e rivoluzione.

È seminare e raccogliere, è Morte e Rinascita.
È sabbia fra le dita,
è nebbia che evapora, è cenere, è neve sciolta.
È gocciolio.
È il guscio frantumato,
la candela che si consuma,
il fiore appassito.

È l’ombra dello gnomone sulla meridiana,
l’agenda, il cronometro, la clessidra, la sveglia,
l’anticipo e il ritardo,
la data, l’orario e la scadenza,
l’annata, la mensilità, la quotidianità,
buongiorno e buonanotte, sonno-veglia,
il pane fresco e il giornale,
aspettare l’autobus e prendersi un break,
chilometri all’ora e timbrare il cartellino,
ere geologiche, olimpiadi e compleanni,
il moto di rotazione e quello di rivoluzione,
anni-luce, epoche, corsi e ricorsi, lustri e quadrimestri,
l’anno 0 e la fine del mondo,
avanti Cristo e dopo Cristo, Storia e Preistoria.
È carpe diem e sfera di cristallo,
i segni zodiacali dell’oroscopo
e le figure criptiche dei Tarocchi.

È il giro del mondo in 80 giorni,
è l’orologio del Cappellaio Matto,
che indica i giorni, ma non le ore.
...in sei giorni creò il Mondo e il settimo si riposò.
È Kronos, l’eviratore del Padre,
generato dalle viscere di Gea, la Primordiale,
che ad uno ad uno divorò i suoi figli...
...è velocità che divora lo Spazio.
È Apocalisse: è la fine dei Tempi.
È l’Ineffabile, l’Irripetibile, l’Inarrestabile,
l’Inesorabile.

(È l’intervallo: il sipario si chiude)

È mitico.
È sacro, liturgico, rituale.
È la campana e il muezzin.
È il calendario con i Santi,
le fasi lunari,
equinozi e solstizi, buio e luce, notte e dì,
trentagiornihanovembreconaprilgiugnoesettembre,
gli anni bisestili,
le stagioni,
le età della vita...
...quantèbellagiovinezzachesifuggetuttavia,
ieri e oggi
...deldomannonvècertezza.

È danza, musica, ritmo, silenzio.
È poesia, sillaba-accento-pausa.
È correre, camminare, fermarsi.

...è per sempre... è mai più...
prima-dopo-ancora
durante-nel frattempo-un’altra volta
subito-immediatamente-in un batter d’occhio
ultimamente-recentemente-prossimamente
incessantemente-continuamente-contemporaneamente
ininterrottamente-istantaneamente-momentaneamente
senza soluzione di continuità,
è ADESSO!

È rovina e rinnovamento,
perseveranza e durata,
impazienza e fretta,
permanenza e conservazione,
ripetizione e insistenza.
È ozio, negozio e vacanza,
prospettiva e retrospettiva,
accelerazione e rallentamento.

È l’Inizio e la Fine.
È il Big Bang e il Gnab Gib.
È il respiro dell’Universo.
È vasto e insondabile,
è pietoso e crudele,
è sprecato, disponibile e tiranno.
È un’idea, una struttura mentale,
una sfida, una beffa, un assillo.
È fenomeno, illusione, paradosso.
È Karma, è Predestinazione.
È un sentiero che si biforca.
È causalità e casualità.
È simultaneità.
È relativo.
È ciclico, rettilineo o puntiforme.

È l’UOMO: è la sua sconfitta, la sua condanna, la sua prigione.
È il suo tesoro.
È il suo Sogno.

January 05, 2012

Them There Eyes



Il Bambino a 2 dimensioni.

Non se n’è accorto nessuno!
Nel mercatino affollato, i passanti sorvolano con sguardi distratti gli oggetti più disparati, esposti sulle bancarelle nella loro assoluta casualità di cose di altre case.
Il Libro sta lì, polveroso, fra scatole di latta e vecchi calendari: “Cuore” di Edmondo De Amicis.
In silenzio, senza nemmeno un fruscio, se n’è uscito dalle pagine... anzi, proprio dalla prima pagina, datata lunedì 17 ottobre e dedicata al primo giorno di scuola.
Non è un personaggio importante, come il buon Garrone o il perfido Franti, il “signorino” Nobis o il bravo Derossi, ma è pur sempre il fratello di Enrico, il Protagonista... fratello minore, per la verità, quello nella classe della Delcati, la maestra dei “piccoli”.
Ma conosce bene anche Perboni, il maestro che insegna ai “grandi”, e la maestrina dalla penna rossa, giovane e ridente: la vede spesso uscire dal portone del numero 38, in Largo Montebello, per recarsi a scuola...
Bella e regale Torino in questa fine di Secolo, con le sue piazze e i suoi palazzi, i corsi affollati di carrozze, le pasticcerie e le rivendite di carbone e di legna, le bandiere tricolori che parlano al cuore!
Ed eccolo Qui, col suo vestitino alla marinara, le manine paffute e gli occhi stupiti...
E’ un Qui molto strano, dove tutto appare diverso.
Lui, nato e vissuto dentro il Libro, si sente... come dire?... “appiattito”, “schiacciato”, come se persone e cose intorno a lui avessero in qualche modo uno “spessore”, un “rilievo”... ma son concetti estranei, che gli sembra di pensare per la prima volta!
E c’è Qualcosa di ancor più inquietante e incomprensibile...
I Calendari Perpetui che stanno accanto a lui gli sussurrano una parola: “Tempo”.
Bè, anche lui conosce il Tempo, ma, a sentire i vecchi saggi Calendari, che di queste cose se ne intendono, pare che Qui il Tempo possieda una caratteristica speciale: pare che sia “a senso unico” e lo si possa percorrere in una sola direzione e che non sia possibile tornare indietro... nè fermarsi, nemmeno per un attimo! Strano davvero!
Nel suo Universo-Libro il Tempo può essere fermato a pagina 40 come a pagina 86... lo si può percorrere avanti e indietro e viceversa, basta girare le pagine in un senso o nell’altro!
Il povero Muratorino, morto a pagina 95, può di nuovo fare “il muso di lepre”: basta andare a pagina 42!
Il piccolo scrivano fiorentino può scrivere e riscrivere infinite volte i nomi degli abbonati sulle fascette e il ragazzo genovese, una volta arrivato alle Ande, può ricominciare il suo viaggio dagli Appennini... è il LETTORE che decide a suo piacimento!
...Chissà chi è, Qui, il LETTORE che decide come va letto questo Libro...

January 04, 2012

L’albero dei diamanti



Guardami!

Sono bellissima.
La brina notturna mi ha avvolta nel suo lieve abbraccio
e mi ha lasciato in dono diamanti di ghiaccio...
la nebbia mattutina,
con la sua umida carezza,
li ha trasformati in liquide perle perfette
...e io le ho trattenute con le mie pallide ciglia.

Guardami!
Le mie piccole foglie d’argento,
orlate di un tenero rosa di palpebra,
risplendono come gioielli.

Fermati!
La mia magia è una rete sottile,
più impalpabile della tela del ragno,
trasparente come lacrime di Fata:
così fermerò i tuoi passi,
che risvegliano il fruscio delle foglie nel bosco addormentato,
così catturerò il tuo sguardo
e incanterò il tuo cuore!

Dorme il bosco il suo lungo sogno invernale.
Tra l’erba arrossata dal gelo,
tu non guardare il verde smeraldino del muschio,
soffice come velluto...
non guardare i merletti azzurri dei licheni,
sui tronchi ruvidi...

La mia bellezza effimera
svanirà nel sospiro del vento.
Il mio tempo è breve.
Certo non conoscerò il sorriso luminoso della primavera.
...e forse, se la mano di ghiaccio di Gennaio il Gelido
mi sbriciolerà nella sua stretta mortale,
la notte che verrà non avrà per me risveglio.
Ma non mi importa, se tu mi avrai vista!

Guardami
e fammi esistere!

January 03, 2012

I’m Beginning To See The Light



L come Lanterna

“Credo sia un errore cercare un tema [...] uno scrittore deve lasciare che siano i temi a cercarlo [...]”, dice Jorge Luis Borges, “Questi temi io non li ho scelti, son stati loro a scegliere me”.

Io non sono certo una scrittrice, ma scrivere mi piace... e adesso ho la netta sensazione di essere stata scelta da una lanterna!
A dir la verità, non so bene cosa scrivere...
E se questa fosse (non vorrei prender lucciole per lanterne!)... e se questa fosse una LANTERNA MAGICA?!?

Se guardo nella sua luce ferma e chiara, io vedo... vedo...
limpidi laghi di liquido lapislazzuli,
lepri leste e libellule luccicanti,
la lieta longevità dei larici e dei licheni.
Vedo locomotive lontane,
la luna e il lampione,
lamponi e limoni,
il lambrusco e le lenticchie,
il latte e il laterizio,
il legno laccato lucido e liscio,
il letto con linde lenzuola color lavanda,
la lana lilla coi lustrini,
il libro lettoeriletto.
La Legge e il Lavoro,
il link, il Lego e il Leitmotiv,
il leader e i lieder, il loft e la Land Rover.
Londra e Livorno,
luglio e lunedì.
La laboriosità, la logica e la lode.

...ma ecco che la luce vacilla, si fa incerta e fioca e tutto appare indistinto e sfuocato: come in un limerick, nulla sembra più avere un senso...
Nella penombra, fra lampi in lontananza, io vedo... credo di vedere
lumache leste e lepri lente,
leoni in letargo,
lucertole latranti, lirici lupi e lontre linguacciute.
Ladri e lestofanti,
lacrime e lotte,
lavagne liturgiche e lievito latente,
lacune laconiche e locuzioni litigiose,
languidi liquori e laudano liberacidalmale.

Le ombre si addensano, la luce agonizza: un ultimo guizzo...
...lunghi labirinti e lame lampeggianti,
lugubri larve in un labile limbo,
lagune limacciose,
labbra languenti di Lamie lamentose,
lombrichi e locuste su lapidi lustrali...

January 02, 2012

Pettirosso (Erithacus rubecula)





Dialogo fra la Fata Vitalba e Robin Pettirosso
in un giorno di mezzo inverno.

“Piccola Fata, che in bianche piume ti pavoneggi
      fra i nudi arbusti invernali,
      buongiorno a te!”
“E a te, Robin Pettirosso! Se le tue fattezze non m’ingannano,
      tu sei parente di quel folletto bugiardo e malizioso
      chiamato Robin Goodfellow... o altrimenti Puck...”
“Tu non t’inganni, ma quel Robin,
      che s’aggira nei boschi a mezz’estate,
      è un vero discolaccio.
 Talvolta spaventa le ragazze, fa cagliare il latte,
      ferma le ali dei mulini
      e fa sbagliar strada ai viandanti notturni...
 Io invece amo l’inverno
      e non amo i dispetti.”
“Robin Pettirosso,
      ti conosco bene!
 Oggi ho sentito dire
      che hai provveduto a tener calde
      le uova del tordo sassello...
 Sorpresa dalla neve nel folto del bosco,
      la madre tardava al nido...
 Sì, lo gnomo Saltazolle
      me l’ha raccontato!
 Oh, so che il tuo piccolo petto
      colore del fuoco
      nasconde un cuore d’oro!”