March 15, 2012

Sopra c’è il cielo


C’è un lungo, elegante palazzo biancorosa,
dall’architettura armoniosa e nello stesso tempo possente,
che è senz’altro antico.

E sopra c’è il cielo,
che è vasto, alto e blu
e di sicuro è molto più antico.

Ci sono platani secolari
dal tronco immenso e dalla chiara corteccia variegata.

E sopra c’è il cielo,
che è liscio e duro come vetro,
e certo non misura in secoli la sua azzurra esistenza.

C’è, sfuggente, una lunga prospettiva di magnolie sempreverdi,
tutt’intorno un’aria profumata di primavera,
questa primavera, l’ultima di un’innumerabile serie.

E sopra a tutto questo c’è il cielo,
in cui si sfilacciano gelidi cirri candidi.
E il cielo, così puro e profondo,
esiste da molto prima che qualcuno cominciasse a contare le primavere.

March 14, 2012

Ac(h)ab il terribile


...eppure sento sulla pelle spruzzi salati d’oceano
e a fatica mantengo l’equilibrio
sul ponte del Pequod spazzato dalle onde.
Lontana è Nantucket, persa nel blu.
Il vecchio bastimento cigola
e vacilla sull’abisso dell’inconscio.
Achab, “roso di dentro e arso di fuori
dagli artigli fissi e inesorabili di un’idea incurabile”,
divorato da un odio così estremo
“che se il suo petto fosse stato un cannone
gli avrebbe sparato il cuore”,
Achab, il terribile, il folle,
che porta nel nome la maledizione dell’empio re d’Israele,
aspetta,
allucinato di vendetta,
assetato di morte,
fatalmente attratto dal non ritorno,
abbacinato dal candore di un mostruoso leviatano
che sorge dal buio profondo del suo animo.

Chiamatemi Ismaele,
esule da chissà dove,
vagabondo in un mondo senza risposte.

March 13, 2012

We don’t need no Education


Silenzio

Da molto tempo si sono spente le voci infantili
che recitavano lunghe sequele di numeri
melodiose come filastrocche.
Non più canti, risa, litigi,
non più voci amorevoli o autoritarie.
La vecchia scuola dorme un lungo sonno senza sogni
e tutto è silenzio.

È silenzio il piccolo cimitero solitario nella campagna,
che culla dolcemente la morte fra tenere braccia di mattoni.

È silenzio una miracolosa nevicata notturna
che al mattino stupisce con magie di ovatta bianca.

È silenzio il lungo momento di buio
che già sa le prime note azzurre del merlo.

Silenzio è una muta preghiera che cerca il suo dio,
l’attimo d’amore che non trova parole,
la paura senza nome che si annida in fondo all’anima,
la lunga attesa che si avvolge su se stessa come il filo del gomitolo.
È la cenere dopo l’incendio, la lacrima dopo il dolore.

È nebbia grigia di minuscole gocce esauste,
fatte della stessa sostanza del sogno.

Il silenzio è nero:
pozzo profondo e immobile,
spesso velluto complicato.
Contiene il rombo della cascata,
la melodia del clarinetto,
la risata,
il bisbiglio e l’urlo,
il ronzio, lo scampanio, il gocciolio...
Tutti contiene i rumori e i suoni del mondo
e la musica delle sfere celesti
e il vento che solleva le dune
e le onde fragorose del mare
e il grano che cresce
e il tempo che fugge.

March 12, 2012

Kilroy Was Here



È completamente calvo, o con pochi e radi capelli
e ha un lungo naso cadente.
È flaccido come un pupazzo di pezza,
eppure, invadente e curioso,
si aggrappa al muro con entrambe le mani
e si sporge per guardarti
con occhi piccoli e inespressivi, oppure grandi e sbarrati
dove forse c’è accusa, complicità, malizia,
o forse solo indifferenza.
E a quel punto sei tu a chiederti
cosa c’è oltre quel muro, nel mondo di Kilroy...

Appare senza età,
ma è nato durante la seconda mondiale
e quindi ha superato i settanta.
È venuto al mondo sui campi di battaglia.
Buffo e irridente, enigmatico e malinconico,
è figlio della strage e della violenza,
dei patimenti e della nostalgia,
generato non da chi la guerra la decide,
ma da chi la fa e la subisce.

Ha conosciuto personaggi che hanno fatto la Storia,
è riuscito a insospettire il mostro antisemita
e a imbarazzare il dittatore d’acciaio.
È amico di Snoopy, di Fred Flintstone
e di Fonzie, con cui si intrattiene a lungo nell’ufficio.

Lo si ritrova nei posti più impensati:
sulla copertina di un disco e nel ventre della balena,
nelle labirintiche e oscure viscere di Parigi
e nell’azzurro abbacinante di un atollo polinesiano,
sul ponte che Marco Polo calpestò nel lontano Katai,
sulla metropolitana e sul Muro di Berlino.

Ha girato l’America in lungo e in largo
sulle strade di Kerouac,
ma ama sopratutto la Grande Mela:
irta di grattacieli e circondata dallo scintillio delle acque,
la contempla dall’alto della fiaccola di Miss Liberty.

Certo non soffre vertigini,
dato che se ne sta sulla trave più elevata
del George Washington Bridge.
E questo davvero non è nulla:
il nostro eroe non si è fermato neppure
di fronte al gigante Everest... ed eccolo là, in cima al mondo.

E ancora non gli basta...
Se in una notte di plenilunio ti senti osservato,
devi sapere che l’intraprendente Kilroy
non ha dimenticato la pallida dea,
evocata dagli innamorati di tutti i tempi
e cantata da mille poeti...
Lassù, dove gli occhi umani si levano da innumerabili millenni,
dove in fragili ampolle si conserva il senno di chi l’ha perduto,
eccolo scarabocchiato sulla polvere, leggera come cipria,
proprio accanto alle impronte scalpitanti dell’Ippogrifo
...o era Neil Armstrong?
...eh no, questa carota la dice lunga:
era senza dubbio Bugs Bunny!

Onnipresente e globale,
è il padre di tutti i graffiti.
La sua coloratissima progenie
si nutre di luoghi pubblici e ambienti metropolitani,
divora le città,
ama la breakdance,
percorre le strade urbane
disseminando messaggi criptici, tridimensionali,
vandalici, artistici,
osceni, buffi,
mistici, dissacranti,
forse luoghi comuni, forse frammenti di verità.

March 11, 2012

Obelisco


Verticale

Il carro di Elio, sfolgorante d’oro e di fiamma,
lampeggia allo zenit e illumina il mondo.
Verticale e virile,
l’obelisco sostiene l’azzurra volta del cielo.
Ama il sole e affonda nella terra.
Bastone del comando, scettro, pastorale, vincastro:
è regale e divino.

È la guglia ardita, la colonna del tempio,
il campanile, la cuspide, il grattacielo.

È Yggdrasill,
che attinge con le sue profonde radici
l’acqua inconscia dell’oscuro mondo ipogeo
e sostiene fra i suoi rami i nove mondi dell’Universo.
Ai suoi piedi dorme attorcigliato il serpente della saggezza.
Dal più alto ramo, il gallo dorato canterà la fine dei tempi.

March 09, 2012

Biancorosa e verderame


Poesia di pietra

È una poesia dai versi armoniosi ed eleganti,
ora lineari e precisi come angoli retti,
ora curvilinei e sinuosi
come un arco o una cupola.

Le due strofe simmetriche
sono strutturate in modo scorrevole e ben articolato:
stanno l’una all’altra in un rapporto semplice, eppure complesso e intrigante,
di complementarità e contrasto.

Le parole sono scelte con cura e ben combinate
per ottenere un effetto di ricercatezza
e nello stesso tempo di varietà:
lisce come marmo, ruvide come pietre,
creano lo sfondo adatto per il finale, freddo e metallico,
che colpisce per incisività e raffinatezza.

Il poeta ha accostato sapientemente i colori,
evocando un insieme biancorosa
chiaro e luminoso come un’alba.
Il tempo ha dato infine una suggestiva patina verderame,
inserendo un piacevole contrasto ad effetto.

March 08, 2012

Kissós



Come un freddo serpente
avvolgi muri cadenti e vecchi tronchi.
Il tuo verde abbraccio è ombroso e strisciante.
Serto divino, incoroni il tirso e cingi il capo di Dioniso,
il dio ambiguo nato due volte,
il duplice nume
che è ebbrezza di vita e gelido soffio di morte.
Offri i tuoi fiori all’autunno.
Con lunghe dita tenaci
sigilli il mistero del buio paziente
che attende oltre la porta.