March 07, 2012

Nerot lavanim



I

Non ci sono candele bianche, né fiori.
Solo l’erba e il vento.
Ma il silenzio parla con voci lontane
e racconta storie semitiche,
che da destra a sinistra percorrono i marmi corrosi:
ventidue piccole zattere nere
che galleggiano sul pallido oceano del tempo.

II

È un solitario muro di mattoni
che da sguardi estranei custodisce
l’ultimo orizzonte di chi non è più.
E nel mistero delle iscrizioni, io
nel pensier mi fingo le vite passate
e ne assaporo il silenzio
e la profondissima quiete.
Sento il vento frusciare fra l’erba
che l’inverno ha raggelato e penso
alle stagioni che si son perdute
nell’eterno fluire del mondo
e a chi di sé ha lasciato quest’ultimo
ricordo dolceamaro. Tra questa
immensità s’annega il pensier mio
e non sente paura, ma serenità.

March 06, 2012

Red Desert



Schegge rosse

I

Fra le matite colorate sparse sul tavolo
ha scelto proprio quella:
la piccola mano ha disegnato i muri della casa
e poi, decisa, ha calcato bene il colore del tetto.
Il bimbo ama il rosso,
gli mette allegria.

Col rosso può colorare
metà dei triangoli che fanno il tendone del circo,
le fauci del leone,
la frusta del domatore,
il naso del pagliaccio.

È rosso il palloncino sfuggito e perso nel blu,
l’aquilone che danza nel vento,
il geranio sul davanzale,
il giorno di festa sul calendario.

Il rosso è buono:
sa di fragola e lampone,
è zucchero di anguria e polpa di ciliegia.
È appetitoso, caldo e saporito come la salsa di pomodoro
e persino un po’ piccante con un pizzico di peperoncino.

Sono rossi i papaveri nell’oro estivo,
le rose nel giardino
e il cielo di sera, quando bel tempo si spera...
Sono rosse in autunno le foglie dell’acero
e il fuoco del camino.
Rosso è il vestito di Babbo Natale,
come occhi di vanessa a primavera.

Il rosso porta fortuna:
è la coccinella dai sette punti,
il corallo fiorito in fondo al mare.

È il magico petalo racchiuso nella biglia preferita,
la manciata di coriandoli,
il fiore pirotecnico che sboccia nel cielo festivo.

Ma è anche l’errore sul quaderno di scuola...

È ottimismo, energia, entusiasmo, vitalità.

Ma a volte è vergogna...

È avventura, competizione, vittoria.

Ma è anche il semaforo che dice “Fermati!”
È un pericolo, una minaccia, un rischio.

È rosso il cappello a punta dello gnomo
che sorride dalle pagine del libro di fiabe,
ma rossa è anche la mela avvelenata
che la perfida Strega porge a Biancaneve...

II

Vivido scarlatto, rosso papavero, rosso ciliegia.
Rosso corallo, fiore di profondi abissi.
Liturgica porpora, rosso cardinalizio.
Terracotta, ruggine, mattone.
Sangue e vino.
Granato, come gli arilli del melograno,
nato dal sacrificio di Dioniso.
Esotico rosso di Persia, rosso indiano, rosso veneziano,
rosso lacca d’Oriente.
Nordico rosso falun.
Il rosso di alizarina si accosta all’arancione,
il magenta corteggia il viola.
S’incupisce in amaranto e carminio.
È attratto dal verde,
ma sposa il giallo e s’innamora del blu.
Confina con l’invisibile.

III

Rosso arde il fuoco di Vesta nel camino domestico.
Rosso è vampa d’incendio,
falò rituale nella notte di mezza estate,
pira funebre, rogo dell’autodafè.
Intorno alle vivide fiamme crepitanti di faville
si intrecciano i racconti di caccia:
rosso è il cacciatore e rossa è la sua preda, abbattuta e dilaniata,
rosso è l’agguato, rosso l’inseguimento e rossa la ferita.

Gocciola sangue la carne sui lunghi spiedi: mors tua, vita mea.
Gocciola sangue l’ara del dio:
il rosso è liturgico, il rosso è sacrificio.
È il sacrificio dell’uva,
che scintilla come vivo rubino
nel calice alzato
e nel bicchiere conviviale.

Rosso è amore che divora,
passione ardente,
vergogna bruciante,
rabbia cieca, ira violenta, accesso di furia.

È rosso l’urlo della partoriente
e il pianto del bambino che nasce.
Rosso è grido, tumulto, concitazione, ribellione,
è il clamore assordante della folla, animalesca e scatenata: viva!... muoia!...
Rosso è lo sparo, rossa l’esplosione, rosso il campo di battaglia.
E rossa è la cerimonia solenne, la regalità, la commemorazione.

Sulla ruvida parete della grotta,
l’impronta della forte mano paleolitica è rossa:
l’ocra colora di vita e infonde caldo respiro
al grande corpo immobile del valente cacciatore,
rannicchiato nel buio grembo della terra.

March 05, 2012

L’inganno


Trompe l’oeil... e l’occhio cade nell’inganno.
Così bene dipinse l’uva Zeusi il greco
che gli uccelli presero a svolazzare sul suo quadro.
Io, però, che descriverò questo pergolato,
voglio ingannare anche la mano
e perciò non userò solo parole colorate di viola e di blu,
ma anche pesanti come grappoli maturi,
lisce e appiccicose come acini,
ruvide come foglie.
E dato che intendo far cadere in trappola anche l’orecchio,
aggiungerò qualche onomatopea:
cinguettii e frulli di voli tutt’intorno
e il ronzio incessante delle api ubriache.
Anche il naso e la bocca non sfuggiranno all’inganno:
ecco per loro profumo di zucchero e inebriante dolcezza.
Ma più di tutto voglio ingannare il Tempo
e indurlo a fermarsi qui per un momento
nell’illusione dorata di un eterno settembre.

March 04, 2012

Hino de Santo Antônio


Per le strade drappeggiate di rosso solenne
la processione si snoda come lungo serpente.
Nel profumo stordente dei gigli,
sui muri infuocati d’estate strisciano le voci cantilenanti.
È la festa del Santo: Sant’Antonio di Padova dal bruno saio,
che abitava fra le fronde di un noce,
lui, che con dolce sollecitudine
regge fra le braccia il dio bambino, circonfuso di luce.

Nell’assolata Lisbona di un lontano agosto medioevale,
la grande e aristocratica casa dei Buglioni,
che sorge presso la Cattedrale, è in festa:
è nato il primogenito, il suo nome è Fernando.
Il gomitolo della sua vita comincia a dipanarsi
dall’informe matassa del destino.
Come succede a tutti i gomitoli e a tutte le vite,
si ingarbuglia e si annoda:
decisioni e ripensamenti,
contrattempi e avventure,
complicazioni e contraddizioni,
casualità e coincidenze,
viaggi e incontri,
occasioni perse e opportunità inaspettate,
qualche miracolo... anche questo, si sa, succede in tutte le vite.

Girano le stagioni e si avvolgono una sull’altra:
trentasei estati e il filo si spezza.

March 03, 2012

Blood Down There



La porta è stretta
e il passaggio non è facile.
La scala, rossa come il sangue, è ripida.

Si sale (o si scende?) verso il buio,
scalino per scalino,
a volte con fatica,
a volte con baldanza
o con indifferenza.

Il numero degli scalini è sconosciuto:
la scala può essere molto lunga
o finire all’improvviso...

...e alla fine, ecco di nuovo la stessa porta stretta,
dove è tanto difficile passare...

March 02, 2012

Il Vecchio e il Nuovo






Sembra un grande bastimento
arenato dopo il naufragio
nel mare vasto della pianura,
incrostato di sale, alghe e malinconia.

Eppure tutto questo è stato nuovo:
vivido il rosso delle pareti, degno di una domus pompeiana,
lucido il metallo della grata e ben pulita la vetrata,
splendida la lunga balconata traboccante di fiori.

E tutt’intorno erano nuove e colorate le case
disseminate nella campagna,
e allegre e linde e luminose.

Così gli edifici in rovina dei centri storici,
le case cantoniere, le industrie dismesse,
i locali che un tempo sono stati pieni di vita:
tutto questo è stato nuovo.

Il bel palazzo cinquecentesco,
che allunga la sua mole severa di nudi mattoni
sulla piazza della mia città,
fu variopinto di affreschi
che mille piogge hanno lavato via.

Anche la Piramide fu nuova
e la Sfinge posò intatto il suo mostruoso corpo metamorfico
sulla sabbia ardente di un deserto meno vecchio.

Sull’Acropoli accecante di candido marmo,
integre e perfette, le colonne del Partenone,
incorruttibili e vigorose come dei,
custodirono invano la statua di Atena crisoelefantina.

E nella Roma dei Cesari,
sotto ai velari tesi di un nuovissimo Anfiteatro
rumoreggiava la folla esaltata.

Candidamente nuove erano le Cattedrali gotiche,
colorate di vertiginose vetrate,
svettanti di guglie e ghignanti di mostri.

Elegantemente nuovi furono i palazzi e i portici rinascimentali
nella loro simmetrica armonia.
E meravigliosamente nuove le chiese e le fontane barocche
voluttuose di stupori e illusioni.

Nuovi i teatri neoclassici
con il loro melodrammatico pubblico ottocentesco.
Nuove le stazioni, avveniristici portali
sull’avventurosa rete di binari appena posati.

Nuove le metropolitane,
labirinti ipogei rimbombanti di velocità.
Nuovi gli aeroporti,
le autostrade dagli arditi viadotti,
i tunnel sottomarini,
i grandi fantasmagorici parchi a tema,
le realtà virtuali e...

March 01, 2012

I fiori blu


Le mie case

Ormai sono tante.
Le riconosco da lontano sull’orizzonte della campagna.
Ecco laggiù la casa solitaria
che galleggia sulla grande aia rosa.
E quella su cui l’ombra possente della quercia
è circonfusa dall’oro liquido del sole al tramonto.
Questa è la casa con la porta che dà sulla strada,
nell’altra abita la civetta dagli occhi di topazio.
Ed ecco il grande fienile, alto come una cattedrale.

Passando,
ne accarezzo nel ricordo i particolari noti:
la finestra a lunetta,
il forno,
il ferro di cavallo inchiodato,
la porta murata,
le scritte incomprensibili,
una nicchia vuota che conserva tracce di cera e di fiori,
le travi annerite dal fuoco,
una vecchia tappezzeria,
le falde di un intonaco
tante volte ridipinto quanti sono i colori della vita,
che, scrostandosi, mi ha regalato
un lussureggiante giardino di fiori blu.

Sono le mie case.
Ci ho abitato per pochi minuti,
per un’ora
o per tutta una vita!
Le ho amate
e ho respirato il loro passato.
So com’è il loro cuore e ne conosco il carattere:
allegra o timida,
malinconica o rassegnata,
triste e sconsolata
o magari ribelle e un po’ scontrosa.
Mentre passo, le saluto.
Quasi tutte mi hanno accolto con calore
e mi hanno regalato un po’ dei loro ricordi.
Poche mi hanno respinto, chiuse e impenetrabili,
gelose di troppi segreti...